Nomofobia, la paura di diventare invisibili

Ne siamo affetti e non ce ne accorgiamo, ne siamo coinvolti e non possiamo ammetterlo. Siamo tutti nomofobici?

NOMOPHOBIA – ‘NO Mobile Phone PhoBIA’, la condizione psicologica che può svilupparsi in tutti soggetti che manifestano l’irrazionale paura/angoscia di rimanere lontani dalla possibilità di collegarsi tramite lo smartphone al mondo “esterno”.

Nella letteratura degli ultimi anni, alcuni la descrivono come la condizione caratterizzata dalla presenza di sentimenti di disconfort, ansia, nervosismo o distress conseguenti al rimanere non più in contatto virtualmente tramite il proprio smartphone.

ORIGINI – Il termine è stato coniato per la prima volta in Inghilterra nel 2008, durante uno studio commissionato dal governo britannico volto ad investigare la correlazione tra lo sviluppo di disturbi dello spettro ansioso e l’iper-utilizzo di mobile phones. Lo studio identificò nel 53% circa dei britannici che usavano mobile phones, elevati livelli di apprensione ed ansia quando “perdevano i propri cellulari, i cellulari si scaricavano e spegnevano, rimanevano senza credito per chiamare o messaggiare, o non avevano alcuna copertura del segnale”. Lo studio svelò, inoltre, che approssimativamente il 58% degli uomini ed il 47% delle donne era affetto da ansia da disconnessione con il proprio mobile phone.

LA PROPOSTA – In Italia il Movimento 5 Stelle a luglio 2019, tramite la deputata Vittoria Casa, ha depositato una proposta di legge che mira a prevenire e contrastare in ambito sociale e scolastico la nomofobia. La proposta è quella di corsi di recupero in strutture socio-sanitarie, campagne informative e riabilitative. L’obiettivo è quello di puntare in primo luogo nelle scuole “all’educazione all’uso consapevole della rete Internet e dei social network”, attraverso corsi di formazione tenuti da esperti in materia di prevenzione e di cura delle dipendenze e a programmi specifici diretti ai genitori degli studenti, “volti a consentire l’individuazione dei comportamenti a rischio dei loro figli”.

Nomofobia y otros delirios , Edwin Morales – ottobre 2019

DATI – Da un libro di Alessio Carciofi, docente di Digital marketing.

Veniamo interrotti ogni 180 secondi. Le distrazioni consumano il 28% della nostra giornata.

Lavoriamo due ore in più per recuperare il tempo perso tra notifiche, gruppi WhatsApp, mail e conferenze call.

L’80% degli italiani tra i 18 e i 44 anni controlla lo smartphone appena svegli, come prima azione della giornata, il 63% lo guarda prima di addormentarsi. Il 68% degli italiani guarda lo smartphone anche se non ci sono notifiche.

Una ricerca Cisco rivela che 3 utenti su 5 trascorrono più tempo libero con lo smartphone che con il proprio coniuge.

Nove persone su dieci soffrono della sindrome della vibrazione fantasma.

Non riusciamo ad allontanarci dallo smartphone per più di 20 centimetri.

Il 40% delle cause di separazione e divorzio è causato da WhatsApp, usato come prova dell’infedeltà (fonte: Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani).

Tre incidenti stradali su quattro sono causati da distrazione, sempre più per colpa dello smartphone. Guardare il telefono vuol dire distrarsi, e guidare bendati, per 10 secondi, 110 metri. Dati confermati dal rapporto 2017 sulla sicurezza stradale di Dekra Italia: il 90% dei sinistri è colpa dei comportamenti sbagliati delle persone, riconducibili, nell’80% dei casi, all’uso dello smartphone (fonte ACI).

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