Tutti gli articoli di donatodeceglie

Sono un giornalista pubblicista, lavoro come copywriter freelance, collaboro con un’agenzia di informazione e comunicazione e mi diletto nella scrittura creativa

Non è come in un porno, è molto meglio

Sesso, erotismo, nudo, porno, capezzoli. Chi leggerà queste parole avrà sensazioni differenti. Per qualcuno sarà “troppo”, per qualcun altro sarà banalità, per altri ancora sarà una parte del tutto. La sfera della sessualità è vissuta in maniera personalissima da ogni umano ed è forse quella sfumatura che nella storia dell’umanità ha subito più di ogni altra le pressioni e i condizionamenti sociali e religiosi. Ma oggi, nel 2020, in che termini si parla di sessualità ed eros?

È un argomento che mi affascina ma non possiamo affrontarlo in toto, prendo una lente d’ingrandimento e cerco di addentrarmi tra le immagini che sono solito repostare sul mio profilo Instagram: i disegni eroticosarcastici di PetitesLuxures. L’artista “Simon”, è rimasto/a nell’anonimato perché il conoscere la mano che si cela dietro i disegni minimali di intimità comune, potrebbe influenzare l’immedesimazione totale nelle sue piccole opere d’arte. Su Instagram, lo spazio in cui le unicità di ognuno sembrano replicabili, c’è chi sceglie di essere l’anti-social: non mostrarsi e non mostrare.

“I miei disegni non sarebbero così interessanti se ogni dettaglio fosse delineato. Le parti più importanti delle mie opere sono proprio quelle che non vengono disegnate, dove l’immaginazione dell’osservatore deve ingegnarsi per diventare parte dell’immagine stessa.”

Ho scoperto grazie a PetitesLuxures una fronda di artisti che si stanno facendo largo su Instagram disegnando immagini erotiche, nonostante le linee guida “puritane” della community. Qui una serie di pagine.

Luca Sorice, disegnatore di Wasted Plesaures

Lui è Luca, un ragazzo di Trani, disegnatore e curatore della pagina Instagram WastedPleasures. Oggi, nel momento in cui scrivo, la sua pagina conta 260mila follower. A breve pubblicherà il suo primo libro di illustrazioni erotiche grazie all’interesse di una casa editrice americana.

Luca con la sua pagina è riuscito a creare una sorta di community in cui condividere desideri, passioni, delusioni e soluzioni su problemi legati al mondo dell’eros e dell’amore, senza tabù. Una community che supera qualsiasi confine, raggiungendo anche nazioni in cui giovanissimi subiscono pesanti censure sull’utilizzo dei social e sono letteralmente ingabbiati nel parlare di sessualità.

Godetevi qualche minuto della chiacchierata di presentazione del progetto di Luca.

Si è concluso da poco Sanremo ed uno dei momenti più intensi dello stesso è stata la lettura del Cantico dei cantici, spiegato magistralmente senza censura da Roberto Benigni.
Né polemiche né commenti per questo momento, quasi a lasciar cadere nell’indifferenza dello “share” un testo pregno di sessualità, amore, eros. Qui la replica.

Mentre permettiamo al porno di violentare il nostro immaginario erotico c’è un sottobosco artistico che tenta di alzare il tiro e spostare il dibattito su un altro piano che richiede un salto culturale per il quale non siamo – forse – ancora pronti.

A. senza nome. I figli di uno Stato distratto

Vorrei che anche voi diventaste angeli di Antigone perchè questo grido personale diventi un grido universale contro ogni ingiustizia.

Michela Diviccaro, attrice – novembre 2019

Michela porta con sé il sorriso di Antonio, quel fratello che ha ispirato un po’ questo spettacolo, “A. Senza nome”. Ma quella che Michela interpreterà non sarà una storia personale, sarà una storia universale, che abbraccia tutti i dolori taciuti o quelli emersi e ne fa un fiore ribelle, dirompente, che non vuole scardinare le leggi ma solo ricordare a tutti che dietro lo Stato ci sono delle persone.

L’intervista a Michela Diviccaro, novembre 2019

A. senza nome oggi cerca “angeli”, come spiega Michela in questo video. E per poter diventare “Angeli di Antigone” potrete fare una donazione a questo link.

Abbiamo incontrato Michela negli spazi del GrowLab a Barletta, sua città natale. Ci ha accompagnato senza paura nella sua storia, ci ha mostrato le porte che è riuscita ad aprire per far entrare dentro sé un po’ di luce, il percorso che ha affrontato, sta affrontando e continuerà ad affrontare.

Dal confronto sull’equilibrio che uno “Stato” deve essere in grado di mantenere dinanzi all’eterna danza dell’autorità con il potere, una danza che talvolta pesta i piedi di chi può anche aver compiuto un passo sbagliato ma probabilmente non aveva le scarpe giuste per stare in quella balera, alla potenza evocativa dei cori che saranno rappresentati dalle intercettazioni ambientali dei casi Aldovrandi, Cucchi, Uva, lo spettacolo sarà un pugno nello stomaco delle coscienze e una carezza delicata sugli occhi di chi lo vivrà.

Centocelle, una periferia metafora del Paese

Foto copertina Facebook Pecora Elettrica, novembre 2019

Roma, periferia.

A Centocelle due giorni fa hanno incendiato una libreria, a 24 ore dalla riapertura dopo mesi di chiusura forzata causa incendio. È la libreria Pecora Elettrica, già incendiata il 25 aprile.

Dolo troppo puntuale per svincolarsi dall’ipotesi movente politico, sono convinto che dietro ci sia non l’idiozia di qualche idolatra di mezzibusti ma la mano di chi gestisce droga in zona.

Stanotte però è andato in fiamme un altro locale, il Baraka. Sempre a Centocelle, in via dei Ciclamini. Un locale che organizzava mostre e concerti oltre a servire panini e birre. Avevano mostrato solidarietà alla Pecora Elettrica, come tanti altri in zona.

Baraka, via dei Ciclamini (Roma) – novembre 2019

Mi sembrerebbe troppo stupido il movente politico, sono convinto che tutte le parti politiche della capitale si leveranno in coro per condannare la violenza. Anche a rischio di condannare il movente politico.

E invece non sarà così.

Perché se non siamo assolutamente certi che un atto sia privo di qualsiasi appartenenza politica, sia di destra o di sinistra, preferiamo non intervenire.

Perché siamo molto più gente e molto poco uomini.

Alla ricerca del tanto, senza riconoscere più il nostro poco.

Centocelle è la periferia della città fulcro del Paese e le periferie spesso sono metafora del globale.

Da quando? La domanda che ha modificato la storia

Arrivò in ritardo a quella conferenza, non trovava parcheggio. Per questo una volta nella sala conferenza dovette sedersi sul palchetto, sotto il tavolo al quale era seduto Günter Shabowski. Un ritardo di istanti che gli hanno permesso di vivere i minuti fondamentali per il corso della storia.

Il protagonista di quanto vi scriviamo è Riccardo Ehrman, giornalista italiano, all’epoca (9 novembre 1989) corrispondente Ansa.

Riccardo Ehrman – Alchetron.com

“Era una noiosa conferenza stampa, come tutte quelle del regime comunista della Germania orientale. Durò quasi due ore. Il portavoce, Schabowski, aveva parlato di cose fatte e da fare e aveva anche accennato, nello stesso tono monocorde di sempre, al fatto che era possibile che il regime avesse commesso qualche errore”. Fu qui che Ehrman fece di lì a poco la domanda che cambiò la storia del mondo.

“Prendendo spunto da quella affermazione – ricorda Ehrman, che compie oggi 4 novembre 90 anni – la mia domanda, quando finalmente mi fu concessa la parola, fu: ‘Non crede che avete commesso degli errori nel promulgare una nuova legge sui viaggi che non è tale, ma solo una conferma di tutto quello che succedeva prima?’ Più tardi Schabowski mi disse che quella domanda lo avevo fatto irritare molto. Alla conferenza stampa rispose: ‘Noi non facciamo errori’. E tirò fuori dalla tasca un foglietto, con cui annunciava appunto che tutti i cittadini tedeschi orientali potevano varcare tutte le frontiere, senza passaporto”. Era l’annuncio di una rivoluzione. “Fino ad allora una cosa del genere era un miraggio per gli ‘ossi'”, i cittadini dell’Est.

“Fu a questo punto che aggiunsi altre due domande: ‘Vale anche per Berlino ovest’? ‘Sì – fu la risposta – per tutte le frontiere’. Quindi l’ultima: ‘E da quando?’. Schabowski rimase un momento interdetto: ‘Su questo foglio non c’è scritto, però sicuramente da questo momento’. Commise un errore, perché io ho la copia del foglio, che mi regalò lui stesso nel 2002, e lì c’è scritto ‘ab sofort’, che in italiano significa ‘da subito'”.

Per approfondire. Leggi questo articolo di Ansa.

Mauerpark, Berlino
L’intervista di Riccardo Ehrman rilasciata a Caterpillar, Radio 2

Riccardo Ehrman ha fatto la domanda che modificò, anche solo per poche ore, il corso della storia.

Lui ha sempre dichiarato che il suo merito non è stato quello di porre la domanda giusta ma di aver compreso la risposta.

Il merito più grande del dottor Ehrman è quello di aver dato il peso giusto a tutte le parole, quelle dette e quelle ascoltate, di aver fatto il proprio lavoro con umiltà, di averlo vissuto con tutto sé stesso.

In un periodo in cui le parole vengono urlate a muso duro nei talk o sui social, è bello ricordare i protagonisti silenziosi della storia.

La grande fuga dal sud. Nelle mani dei “nuovi professionisti del Mezzogiorno”

L’espressione “nuovi professionisti del Mezzogiorno” l’abbiamo presa in prestito da Alessandro Leogrande, scrittore e giornalista tarantino scomparso prematuramente all’età di 40 anni. Vi forniamo subito un articolo interessante del tema che affrontiamo in questo pezzo.

Una lettura da Internazionale, del 3 agosto 2015.

Ritornerai? – L’opera di street art firmata da Daniele Geniale (Andria). 1 novembre 2019

RITORNERAI? – Daniele Geniale ha realizzato questo murale nella città di Andria, in via Vecchia Barletta. L’opera è stata finanziata dall’Assessorato all’Industria turistica e culturale della Regione Puglia nell’ambito del progetto “Street art – La cultura si fa strada“. Daniele sul suo profilo Facebook scrive: “Da qui, dalla mia città, dal Sud Italia la gente continua ad andarsene sperando di tornare quando le cose saranno migliorate. Da qui la gente va via senza sapere cosa ne sarà del proprio futuro. Questo muro è un pugno nello stomaco per tutta la comunità. A partire dai genitori, fino al gruppo degli amici. Spero possa essere un motivo di riflessione per tutti”.

In questa zona della città capoluogo della provincia Bat ci sono gli stalli dei bus a lunga percorrenza, crocevia di partenze di ragazzi. Ritornerai? è quella domanda ricevuta da un amico, da una persona con la quale c’è affinità d’anima o la domanda che chi parte spesso fa a sé stesso. Ritornerai? è un promemoria per quelle gambe poggiate su un trolley. Non una richiesta da esaudire e forse non necessita neanche di una risposta, è solo un pensiero da conservare in quella testa nascosta nel cielo, oltre il palazzo dell’Arca Puglia.

DATI – Stando alla XIV edizione del rapporto “Gli italiani nel mondo” che è stato elaborato sui dati forniti dall’AIRE e dall’Istat, per la Puglia gli iscritti all’anagrafe degli italiani residenti all’estero sono 361.527, pari al 9% della popolazione regionale. La Bat incide su quel dato con ben 23.243 residenti, di cui il 46,5% sono donne. I Paesi verso cui maggiormente i pugliesi emigrano sono la Germania, la Svizzera, la Francia, il Belgio e l’Argentina.

Analizzando le fasce di età si rileva che il fenomeno emigratorio nella sesta provincia interessa maggiormente le persone di età compresa tra i 18 e 34 anni (24,3%) e quelle di età compresa tra i 35 e 49 anni (24%). A seguire vi sono residenti di età tra i 50 e 64 anni (18,9%)oltre i 65 anni (18,7%) e quelli di età compresa tra i 0 e 17 anni (14%). In tutte le fasce di età la Bat fa registrare percentuali al di sopra della media regionale.

Da uno studio Svimez, l’approfondimento di Open.

Veduta di Candela – Foggia Reporter

ESPERIMENTO – A Candela, piccolo paese nel foggiano, nel 2017 il sindaco Nicola Gatta ha fatto la sua offerta nella speranza che il paese potesse ripopolarsi contro il declino demografico, l’invecchiamento e l’emigrazione dalle aree interne. 2700 i residenti attuali. In questo articolo su L’Immediato i primi risultati dell’iniziativa.

Nomofobia, la paura di diventare invisibili

Ne siamo affetti e non ce ne accorgiamo, ne siamo coinvolti e non possiamo ammetterlo. Siamo tutti nomofobici?

NOMOPHOBIA – ‘NO Mobile Phone PhoBIA’, la condizione psicologica che può svilupparsi in tutti soggetti che manifestano l’irrazionale paura/angoscia di rimanere lontani dalla possibilità di collegarsi tramite lo smartphone al mondo “esterno”.

Nella letteratura degli ultimi anni, alcuni la descrivono come la condizione caratterizzata dalla presenza di sentimenti di disconfort, ansia, nervosismo o distress conseguenti al rimanere non più in contatto virtualmente tramite il proprio smartphone.

ORIGINI – Il termine è stato coniato per la prima volta in Inghilterra nel 2008, durante uno studio commissionato dal governo britannico volto ad investigare la correlazione tra lo sviluppo di disturbi dello spettro ansioso e l’iper-utilizzo di mobile phones. Lo studio identificò nel 53% circa dei britannici che usavano mobile phones, elevati livelli di apprensione ed ansia quando “perdevano i propri cellulari, i cellulari si scaricavano e spegnevano, rimanevano senza credito per chiamare o messaggiare, o non avevano alcuna copertura del segnale”. Lo studio svelò, inoltre, che approssimativamente il 58% degli uomini ed il 47% delle donne era affetto da ansia da disconnessione con il proprio mobile phone.

LA PROPOSTA – In Italia il Movimento 5 Stelle a luglio 2019, tramite la deputata Vittoria Casa, ha depositato una proposta di legge che mira a prevenire e contrastare in ambito sociale e scolastico la nomofobia. La proposta è quella di corsi di recupero in strutture socio-sanitarie, campagne informative e riabilitative. L’obiettivo è quello di puntare in primo luogo nelle scuole “all’educazione all’uso consapevole della rete Internet e dei social network”, attraverso corsi di formazione tenuti da esperti in materia di prevenzione e di cura delle dipendenze e a programmi specifici diretti ai genitori degli studenti, “volti a consentire l’individuazione dei comportamenti a rischio dei loro figli”.

Nomofobia y otros delirios , Edwin Morales – ottobre 2019

DATI – Da un libro di Alessio Carciofi, docente di Digital marketing.

Veniamo interrotti ogni 180 secondi. Le distrazioni consumano il 28% della nostra giornata.

Lavoriamo due ore in più per recuperare il tempo perso tra notifiche, gruppi WhatsApp, mail e conferenze call.

L’80% degli italiani tra i 18 e i 44 anni controlla lo smartphone appena svegli, come prima azione della giornata, il 63% lo guarda prima di addormentarsi. Il 68% degli italiani guarda lo smartphone anche se non ci sono notifiche.

Una ricerca Cisco rivela che 3 utenti su 5 trascorrono più tempo libero con lo smartphone che con il proprio coniuge.

Nove persone su dieci soffrono della sindrome della vibrazione fantasma.

Non riusciamo ad allontanarci dallo smartphone per più di 20 centimetri.

Il 40% delle cause di separazione e divorzio è causato da WhatsApp, usato come prova dell’infedeltà (fonte: Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani).

Tre incidenti stradali su quattro sono causati da distrazione, sempre più per colpa dello smartphone. Guardare il telefono vuol dire distrarsi, e guidare bendati, per 10 secondi, 110 metri. Dati confermati dal rapporto 2017 sulla sicurezza stradale di Dekra Italia: il 90% dei sinistri è colpa dei comportamenti sbagliati delle persone, riconducibili, nell’80% dei casi, all’uso dello smartphone (fonte ACI).

Food Reality, la Puglia come non l’avete mai vista

Michele, Kedy e Cristiano, durante la serata a Cozinha Nomade – 24 ottobre 2019

La Puglia è una regione che si estende in lunghezza per quasi 400 chilometri di terra baciati dal mare. Raccontarla è una sfida e trovare sempre una chiave nuova ed interessante è quello che cercano di fare in tanti. Michele e Kedy che vi mostriamo in foto sono i protagonisti di un progetto che sta rivoluzionando il concetto di promozione turistica. Lei, nomade culinaria e portatrice sana di interazione tra cibo e persone, è la padrona di casa di Cozinha Nomade (uno spazio in cui cucina e relazioni si fondono). Lui, giornalista e appassionato di videoproduzioni, è il titolare dell’agenzia MoreView, attiva nella produzione e diffusione di contenuti informativi e di intrattenimento con videocamere 360.

L’Oculus VR è brandizzato #FoodReality – 24 ottobre 2019

PUGLIA OLTREOCEANO – Ad inizio ottobre 2019 il format ha raggiunto l’Argentina per realizzare una serie di eventi promossi e sostenuti dall’Associazione Molfettesi nel Mondo e finanziati con un bando di Pugliapromozione. I partecipanti argentini sono stati i primi a “visitare” la Puglia stando seduti intorno ad una tavola. Dal 5 all’8 ottobre Food Reality è stato presentato anche alla Fiera Internazionale del turismo dell’America Latina. Una strada nuova di promozione di un territorio, un’esperienza multisensoriale che mette la persona al centro e le offre la possibilità di connettersi con la realtà pur sfruttando un mezzo tecnologico.

FOOD EXPERIENCE – Durante la cena in Cozinha (Bisceglie) le consistenze rincorrono le immagini, i suoni si mischiano alle mani che ti conducono in un viaggio di riscoperta dei sensi e la convivialità diventa un metodo. Le storie personali diventano un buon argomento, le ricette dei piatti proposti offrono solo il via all’incontro di tradizioni e sperimentazioni. L’unico ingrediente che richiede la partecipazione a Food Reality è la voglia di mettersi in gioco ed una buona dose di curiosità.

Sei video, sei portate, dieci persone intorno ad un tavolo – 24 ottobre 2019

Tutto nasce da un’esigenza

“Non possiamo cambiare nulla finché non abbiamo una nuova idea, finché non cominciamo a vedere le cose in modo diverso”

— James Hillman, psicologo

Benvenuta/o nel mio progetto. Mi chiamo Donato De Ceglie, sono un giornalista pubblicista, lavoro come copywriter freelance, collaboro con un’agenzia di informazione e comunicazione e mi diletto nella scrittura creativa. Da qualche anno sto dedicando grande parte del mio tempo a ciò che mi entusiasma: studio musica, seguo fermentazioni, patisco l’Inter e coltivo il mio lavoro anche come passione. Negli anni il lavoro mi ha regalato diverse angolazioni dalle quali poter osservare il mio micro-mondo ed ogni volta ho trovato sfumature affascinanti da raccontare. Parlo di micro-mondo perché collaboro con un network che racchiude parecchi siti locali, io gestisco il sito che fa riferimento alla città in cui vivo (o quasi). Sono convinto del fatto che le testate locali siano il primo respiro dell’informazione ma rappresentano anche un campo che ha limiti di spazio e azione invalicabili. Ho avvertito un’esigenza: entrare nella realtà. Entrarci con garbo e silenzio. Fare miei i dati, studiarli, romperli e poi ricomporli. Spero sia il primo e l’unico “pezzullo” autoreferenziale. Perchè Pietre in tasca? Perchè Piedi per terra era già occupato da un sito che sponsorizza un centro studi sulla podologia. Pietre in tasca è un modo per sentirmi vivo. Pietre in tasca è un gesto che mi è stato donato da chi nella sua vita ha imparato a camminare così. Pietre in tasca è un mondo legato ad un’immagine ancestrale, preistorica e con una potenza evocativa pacata. Buona strada a me, siate mie/miei buone/i compagne/i di viaggio.