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Centocelle, una periferia metafora del Paese

Foto copertina Facebook Pecora Elettrica, novembre 2019

Roma, periferia.

A Centocelle due giorni fa hanno incendiato una libreria, a 24 ore dalla riapertura dopo mesi di chiusura forzata causa incendio. È la libreria Pecora Elettrica, già incendiata il 25 aprile.

Dolo troppo puntuale per svincolarsi dall’ipotesi movente politico, sono convinto che dietro ci sia non l’idiozia di qualche idolatra di mezzibusti ma la mano di chi gestisce droga in zona.

Stanotte però è andato in fiamme un altro locale, il Baraka. Sempre a Centocelle, in via dei Ciclamini. Un locale che organizzava mostre e concerti oltre a servire panini e birre. Avevano mostrato solidarietà alla Pecora Elettrica, come tanti altri in zona.

Baraka, via dei Ciclamini (Roma) – novembre 2019

Mi sembrerebbe troppo stupido il movente politico, sono convinto che tutte le parti politiche della capitale si leveranno in coro per condannare la violenza. Anche a rischio di condannare il movente politico.

E invece non sarà così.

Perché se non siamo assolutamente certi che un atto sia privo di qualsiasi appartenenza politica, sia di destra o di sinistra, preferiamo non intervenire.

Perché siamo molto più gente e molto poco uomini.

Alla ricerca del tanto, senza riconoscere più il nostro poco.

Centocelle è la periferia della città fulcro del Paese e le periferie spesso sono metafora del globale.

Tutto nasce da un’esigenza

“Non possiamo cambiare nulla finché non abbiamo una nuova idea, finché non cominciamo a vedere le cose in modo diverso”

— James Hillman, psicologo

Benvenuta/o nel mio progetto. Mi chiamo Donato De Ceglie, sono un giornalista pubblicista, lavoro come copywriter freelance, collaboro con un’agenzia di informazione e comunicazione e mi diletto nella scrittura creativa. Da qualche anno sto dedicando grande parte del mio tempo a ciò che mi entusiasma: studio musica, seguo fermentazioni, patisco l’Inter e coltivo il mio lavoro anche come passione. Negli anni il lavoro mi ha regalato diverse angolazioni dalle quali poter osservare il mio micro-mondo ed ogni volta ho trovato sfumature affascinanti da raccontare. Parlo di micro-mondo perché collaboro con un network che racchiude parecchi siti locali, io gestisco il sito che fa riferimento alla città in cui vivo (o quasi). Sono convinto del fatto che le testate locali siano il primo respiro dell’informazione ma rappresentano anche un campo che ha limiti di spazio e azione invalicabili. Ho avvertito un’esigenza: entrare nella realtà. Entrarci con garbo e silenzio. Fare miei i dati, studiarli, romperli e poi ricomporli. Spero sia il primo e l’unico “pezzullo” autoreferenziale. Perchè Pietre in tasca? Perchè Piedi per terra era già occupato da un sito che sponsorizza un centro studi sulla podologia. Pietre in tasca è un modo per sentirmi vivo. Pietre in tasca è un gesto che mi è stato donato da chi nella sua vita ha imparato a camminare così. Pietre in tasca è un mondo legato ad un’immagine ancestrale, preistorica e con una potenza evocativa pacata. Buona strada a me, siate mie/miei buone/i compagne/i di viaggio.